Matteo, osteopata
Trenta secondi di audio tra un paziente e l'altro. E Matteo inizia ogni seduta sapendo già tutto.
- 40pazienti a settimana
- 30secondi a paziente
Matteo è un osteopata. Come tutti quelli che fanno il suo mestiere, passa le giornate con le mani sul problema di qualcun altro: un paziente esce dalla porta, e ne entra subito un altro.
In mezzo, il tempo per fermarsi a scrivere non c'è mai. Aprire il computer, cercare la cartella, ripensare alla seduta, annotare sintomi, valutazioni, trattamenti e consigli: almeno dieci minuti a paziente. Con una quarantina di pazienti a settimana, fanno quasi sette ore. E infatti, come succede a quasi tutti, quelle note semplicemente non si scrivevano. Alla visita dopo toccava ricostruire il quadro a memoria, con qualche domanda un po' nascosta per ricordarsi il problema e cosa si era fatto la volta prima.
Ne abbiamo parlato a lungo con lui, e abbiamo creato un'app che sta nel suo telefono. La mattina la apre e trova i pazienti del giorno, ognuno con il motivo del consulto bene in vista. Tocca un nome e in pochi secondi legge il riepilogo di tutti i trattamenti fatti; se vuole, può rileggersi ogni seduta, una per una.
Il bello è come si riempie. Tra un paziente e l'altro, Matteo registra trenta secondi di audio, così come gli viene. Al resto pensa l'intelligenza artificiale: trascrive, mette in ordine anche i pensieri detti di corsa, aggiorna il riepilogo.
Poi c'è la segreteria. Un assistente automatico su WhatsApp risponde ai pazienti e parla con naturalezza, come farebbe una persona: niente menu, niente tasti da premere. Li aiuta a prenotare, spostare o disdire, dà le informazioni pratiche e, il giorno prima della visita, manda il promemoria. Guarda il calendario di Matteo e trova da solo gli spazi liberi; a lui basta bloccare le ore in cui ha altro da fare. E quando un paziente arriva alla fine di un percorso, con un tocco gli parte su WhatsApp la richiesta di una recensione.
Tutto porta il nome e il logo dello studio: è fatto per Matteo, sul suo modo di lavorare.
La cosa che ci piace di più è questa. Matteo non ha risparmiato tempo, perché quelle note prima non riusciva proprio a scriverle. Adesso ci mette trenta secondi a paziente, una ventina di minuti a settimana. In cambio inizia ogni seduta sapendo già tutto, senza imbarazzi, e lavora al suo meglio. Fa l'osteopata, davvero.