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Fabbrica Utopie, scuola di italiano per stranieri

Ottanta studenti, tredici volontarie, nessun foglio da ricopiare: il registro si chiude in pochi secondi, e il resto è per insegnare.

  • 80studenti
  • 13volontarie
  • 1settimana e l'app era pronta

Fabbrica Utopie è un'associazione di volontariato. Ogni sera tiene un corso di italiano per stranieri: ottanta studenti, tredici volontarie che insegnano. Fa parte della rete Scuole senza permesso, e accoglie chiunque voglia imparare, senza chiedere documenti.

Chi insegna lì lo fa nei ritagli di tempo: ha un lavoro, una famiglia, un'altra vita. E quel poco tempo doveva bastare anche per la carta. Le presenze segnate su fogli da ricopiare a mano al computer, i file Excel da compilare giorno per giorno, i turni dei volontari da incastrare. Ogni ora passata così era un'ora tolta all'insegnamento. E le cose che una scuola avrebbe bisogno di sapere (chi sta smettendo di venire, quali classi sono troppo piene, cosa si è fatto a lezione) restavano sparse, o andavano perse. Il coordinatore navigava a vista.

Qualcuno aveva proposto soluzioni tecniche, come i QR code da far scansionare agli studenti. Ma il problema non era un pezzo solo: bisognava guardare la scuola intera, e pensare a qualcosa di semplice, che chiunque potesse usare dal primo giorno.

Il corso partiva a fine settembre, e non c'era tempo da perdere. Il primo ottobre Registro Pro era già in classe. È un'app che si apre dal telefono: si sceglie la classe, e con un tocco per ogni nome le presenze sono segnate. Dietro, tutti i dati finiscono in un normale foglio Google, quello che i volontari conoscono già. Sapere che i dati sono lì, al sicuro e sotto i loro occhi, li ha tranquillizzati più di qualunque spiegazione.

È piaciuto subito, e sono arrivate le richieste: dare un titolo a ogni lezione, segnare gli argomenti, collegare con una spunta i materiali preparati durante l'estate e gli strumenti usati in classe. Così chi insegna il martedì sa cosa si è fatto il lunedì. Su uno strumento nato bene, aggiungere queste cose è stato facile.

Poi il coordinatore ha chiesto una vista d'insieme, e l'ha avuta. Vede l'andamento di ogni classe, le percentuali di presenza, gli studenti che sarebbe bene richiamare prima che lascino il corso, e i posti che si liberano per chi aspetta di entrare. Vede le classi squilibrate (una con ventinove studenti per un'insegnante, un'altra con sette) e le volontarie jolly da spostare: lo strumento suggerisce dove mandarle, e spesso basta dire ok. E vede la didattica di tutti i corsi, argomenti e materiali, da cui nascerà il programma dei prossimi anni, scritto dalle insegnanti stesse.

Qui non si tratta tanto di tempo risparmiato: è cambiata la qualità. Il registro si chiude in pochi secondi all'inizio della lezione, e il resto è per insegnare. Le insegnanti, che non sono professioniste, vedono la loro lezione scritta nero su bianco, e questo le rende più consapevoli di quello che fanno. Il coordinatore non va più a vista, e sa cosa succede senza ansia. Volontarie di sessant'anni, che con Excel facevano fatica, oggi lo usano senza pensarci. Per una volta la tecnologia non è stata una barriera né un peso burocratico: è stata la cosa che ha aperto la porta.

Questo progetto lo abbiamo fatto da volontari, anche noi.

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